La Cina alla guida della rivoluzione Fintech?

La rivoluzione del Fintech è un fenomeno che sta ormai prendendo piede quasi ovunque. Eppure, in questo la Cina sembra avere una marcia in più: tra i primi dieci colossi Fintech a livello mondiale, circa la metà sono infatti cinesi.

Fin qui nulla di così strano, senonché ultimamente in questo settore si è affermata quella che secondo alcuni sarebbe una vera e propria lotta di potere tra aziende private e governo. Esigenze di regolamentazione a parte, quest’ultimo parrebbe sempre più propenso a voler affermare il suo dominio in questo nuovo e promettente mercato. Sarà davvero così?

In questo post di approfondimento esploreremo alcune delle possibili ragioni che spingerebbero il governo cinese a frenare lo sviluppo del settore privato e l’impatto che questi interventi potrebbero produrre sul futuro del Fintech in Cina.

Il Fintech in Cina cresce a un ritmo esorbitante

Lo possiamo affermare senza particolari incertezze: i colossi cinesi del Fintech – Alipay, WeChat Pay e Lufax tanto per citarne alcuni – si apprestano a dominare il traffico dei pagamenti e il mercato dei crediti online. Giusto per darti un’idea del fenomeno, secondo quanto riportato dal sito saporedicina.com, a giugno 2020 1,3 miliardi di utenti aveva utilizzato Alipay nel corso degli ultimi dodici mesi.

Ma per quale motivo questo fenomeno sta riguardando la Cina in modo decisamente più marcato rispetto ad altri paesi? In effetti, le ragioni possono essere molte e non tutte chiaramente identificabili. Ciò che possiamo fare è limitarci ad avanzare una serie di ipotesi plausibili.

Tra quelle che appaiono più evidenti, vi sono la facilità e la rapidità di accesso al credito: per molti cittadini cinesi ottenere un prestito da una banca risulta particolarmente difficile, specialmente se non sono in grado di fornire determinate garanzie. Un problema, questo, che è stato largamente eliminato dalle piattaforme di prestito online, come quelle dedicate al peer-to-peer lending.

In secondo luogo, ci sarebbe il grande vantaggio di poter trasferire denaro in modo più rapido e sicuro, maggiormente al riparo da possibili violazioni della privacy rispetto a quanto può accadere nel traffico dei pagamenti tradizionale. Senza contare il fatto che nelle zone rurali vi è una buona percentuale della popolazione che non dispone di un conto corrente, né intrattiene alcuna relazione bancaria. Ecco dunque che, in questa fascia specifica, ha preso particolarmente piede l’utilizzo dei wallet digitali, che permettono di trasferire denaro senza per forza disporre di un conto in banca.

Fintech in Cina

Il Governo cinese frena le aziende Fintech: ecco perché

Ora che abbiamo visto alcune delle possibili ragioni che possono aver influito sul rapido sviluppo del Fintech in Cina, è giunto il momento di parlare del ruolo giocato dal governo cinese.

Recentemente, abbiamo infatti assistito a una serie di interventi statali volti a ridimensionare il potere acquisito dai colossi privati. Dal blocco della quotazione in borsa di Ant Group, proprietaria di Alipay, alle nuove misure antitrust rivolte soprattutto ai servizi di pagamento online, si comincia a intravedere una linea governativa chiaramente interventista. Senza contare che, in futuro, le società attive nel settore del microcredito saranno probabilmente tenute a garantire almeno il 30% dei prestiti concessi attraverso la loro attività di intermediari.

Queste misure sono almeno in parte più che giustificate. È risaputo che, in relazione al Fintech, i vuoti legislativi di certo non mancano e che spesso questi possono essere colmati solo nel momento in cui un determinato fenomeno a rischio si sta già verificando. Insomma, è chiaro che occorre intervenire per ridurre al minimo il divario tra sviluppo tecnologico e regolamentazione. E questo vale in particolare per il settore creditizio: la Cina si trova attualmente ad affrontare delle grosse problematiche relative all’impatto che gli NPL (non-performing loans) stanno producendo sul sistema bancario e appare quindi naturale che il governo voglia evitare il dilagare della concessione di prestiti a soggetti privi delle dovute garanzie.

Detto ciò, dobbiamo anche considerare che lo stesso governo cinese si sta lanciando nella digitalizzazione dello yuan, la moneta cinese, e che potrebbe voler eliminare la concorrenza che proviene dal settore privato. Tieni presente che avere il monopolio sul traffico dei pagamenti significherebbe di fatto poter controllare tutte le transazioni finanziarie effettuate dalla popolazione cinese, cosa che consentirebbe di raccogliere miliardi di dati sensibili. A ben guardare, la lotta di potere tra pubblico e privato potrebbe giocarsi proprio sul fronte dei big data, che oggi come oggi sembrano ormai valere persino più dell’oro.

L’intervento del governo cinese potrebbe frenare lo sviluppo del Fintech in Cina? Ci sembra ancora presto per dirlo, ma non è detto che questo accada. Molto dipenderà dal ruolo che Pechino vorrà effettivamente esercitare nel settore e dai nuovi equilibri che si verranno a formare tra pubblico e privato.

In questo articolo abbiamo parlato della rivoluzione Fintech in Cina, delle sue possibili origini e degli interventi governativi volti a contenere lo sviluppo delle aziende private.

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Post scritto da: Rocca Cesare